Antitrust Ue accusa Google, “abuso di posizione dominante”

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Possibile stangata per il famoso motore di ricerca americano “Google”. La commissione dell’Unione Europea ha reso noto di aver aperto due separate inchieste, in capo alla casa americana famosa in tutto il mondo.

Le inchieste che mirano a stabilire se vi sia stato un”abuso di posizione dominante” da parte del motore di ricerca, potrebbero portare a una delle più esose maxi multe mai comminate. L’indagine ha preso il via dall’analisi dei dati di utilizzo del motore di ricerca “Google” da parte dei “navigatori” europei. Gli investigatori di Bruxelles controllando gli accessi in rete, hanno notato come vi sia una sostanziale differenza, tra la percentuale di americani che usano “Google” quando navigano sul web (meno del 40 per cento) e quelli europei (più del 75 per cento). Questa notevole differenza ha dato avvia a un’ attenta “monitorizzazione” del motore di ricerca e ha permesso di mettere nero su bianco due accuse precise. La commissione europea ha formalmente accusato, infatti, i dirigenti d’oltreoceano di “aver favorito sistematicamente i propri prodotti”, soprattutto tramite un miglior posizionamento dei prodotti venduti direttamente dall’azienda di Mountain View. Le accuse formalizzate al momento sono due, legate rispettivamente “all’abuso di posizione dominante riguardo le ricerche in rete”, e ad alcune eventuali “irregolarità nella gestione della tecnologia Android”. La commissione Europea non è nuova a inchieste del genere e molti ricorderanno la maxi multa inflitta a “Microsoft”, (quasi due miliardi di dollari) per aver imposto obbligatoriamente il suo Browser, (internet explorer) in tutti i dispositivi messi in commercio. Forte l’irritazione dei vertici del colosso americano. Fino adesso non ci sono state dichiarazioni ufficiali, ma il vicepresidente americano (Amit Singhal) si è dichiarato in “forte disaccordo” con l’inchiesta, e a suo dire ansioso di spiegare le proprie ragioni durante la fase d’inchiesta. La commissione europea ha concesso 10 settimane di tempo ai vertici di “Google” per spiegare il proprio modo di agire. Il rischio per i dirigenti americani è di una multa che può arrivare fino al 10 per cento del fatturato totale (e ciò vorrebbe dire oltre 6 miliardi di dollari). L’obiettivo dichiarato da parte della commissione Europea è quello di obbligare tutti coloro che forniscono servizi in rete, a trattare in maniera paritetica tutti i servizi di shopping online, e cosi facendo mettere in condizione i consumatori di poter effettuare una scelta responsabile e soprattutto convinta. Le indagini della commissione europea sono durate molti anni, e molti sono stati gli incontri interlocutori che cercavano una soluzione indolore alla spinosa situazione. Durante tali infruttuosi colloqui, a quanto è emerso, i dirigenti americani hanno sempre cercato di evitare di fornire indicazioni circa i servizi oggetto d’indagine, con l’evidente scopo di guadagnare tempo. L’unica concessione che i dirigenti di Google erano disposti a fare era legato a una sorta di “patteggiamento”, la soluzione però è stata respinta dai dirigenti della commissione Europea spaventati che l’accettazione di un eventuale pagamento avrebbe potuto legittimare il comportamento dell’azienda americana anche nel futuro. Fonti vicine alla commissione Europea fanno notare come le inchieste potrebbero trovare nuova linfa dalle dichiarazioni di questi giorni dei dirigenti americani, e non escludono nuove istruttorie su altri servizi specifici (hotel voli, viaggi, mappe).

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